Nathan Never

Nathan Never

Qui ho detto che non ricordo qual è stato il primo fumetto che ho comprato, ed ero sicuro che fosse un manga. Beh, ho detto una minchiata :-) in realtà il primo fumetto che ho comprato è stato il numero 38 di Nathan Never, lo ricordo bene (adesso), uno di quelli con ancora le mitiche copertine di Claudio Castellini (ogni numero era una gara tra chi trovava prima dove avesse nascosto la firma); poi lo presi regolarmente, arretrati compresi, fino al numero 140 e qualcosa. A quel punto realizzai che il personaggio non sarebbe mai andato da nessuna parte, così come non va mai da nessuna parte qualunque personaggio Bonelli: Tex è come era nel 1948, e ben poche modifiche sono permesse nella continuity, infatti i pilastri della narrazione Bonelli sono:

  • nessun personaggio principale muore, si sposa, si fidanza per un lungo periodo, invecchia o ha dei figli
  • le storie – tranne poche eccezioni – devono essere tutte autoconclusive
  • non è permessa nessuna innovazione che modifichi il personaggio

Sono assiomi che si potrebbero tranquillamente applicare anche alle produzioni di comics, anche se le libertà narrative che si possono prendere alla Marvel o alla DC Comics sono ben più ampie – la DC Comics è decisamente la più permissiva in merito. Penso che la gran parte delle persone che acquistano Bonelli oramai lo facciano per abitudine o per non interrompere la collezione, io stesso ebbi molti dubbi prima di abbandonare NN e Brendon, però quando tutto diventa prevedibile, non c’è più gusto nel leggere una storia… spesso e volentieri mi chiedo: ma NN è un fumetto di fantascienza, ci si può inventare di tutto, ma Tex, cosa c’avrà ancora da raccontare del vecchio West, dopo più di 50 anni? Fra un po’ l’epopea del West è durata di meno della durata del fumetto :-D
La soluzione penso di averla trovata: copiare a man bassa. Loro li chiamano “omaggi”, ma ho letto più di un albo di NN in cui, al posto di inventarsi qualcosa di nuovo, i nostri sceneggiatori scopiazzavano senza ritegno dalla trama di un paio di film, e ci tiravano fuori la storia ben confezionata, alla faccia dell’omaggio!

E questo non è tutto, perché oltre alle storie trite e ritrite, su 100 albi solo una decina hanno dei disegni non dico eccelsi, ma soddisfacenti, fatto aggravato dall’arretratezza tecnologica in cui versa tutta la baracca, per cui pochi retini, pochissimo photoshop, e -cosa ancor più triste- nell’era di internet, quando ho smesso, andavano ancora avanti con la posta cartacea. Non parliamo di vendita online, non sanno cosa sia…

Un uccellino mi ha detto, ma sono voci non confermate, che i Bonelli siano una specie di “cosca” del fumetto italiano (non mi stupirei) che rovinano il mercato di tutti i bravi autori di fumetti italiani che faticano a emergere…ma queste sono solo voci, eh.

Però, sapete come si dice: a pensar male si sbaglia ma due volte su tre ci s’azzecca ;-)