I fatti di Dubai ci insegnano una cosa: il sistema economico così come lo conosciamo non funziona più, è come un antiquato giocattolo che, a forza di usarlo, si è rotto, e non è più riparabile, perché non esistono i pezzi di ricambio. E tutto ciò lo vediamo tutti i giorni, stiamo parlando di un sistema basato sullo sfruttamento che, dalla rivoluzione industriale in poi, fondamentalmente è lo stesso.. e non è una questione di essere umanisti o socialisti, ma di fatti concreti: nel mondo occidentale non esiste più la schiavitù, ma si è solo spostata nei paesi meno industrializzati, e questa continua ricerca della manodopera a basso costo sta mettendo in crisi l’economia mondiale. A ciò si aggiunge la mancanza di controlli super partes su certi meccanismi che, conseguentemente, diventano pericolosi giochi di potere su flussi di denaro – flussi che non si possono più considerare circoscritti a certi “giri”, ma che sono profondamente legati alle tasche di tutti noi.
Forse è ora che i governi si impegnino a non ascoltare più solo i grandi investitori senza considerare tutto ciò che ci è appiccicato sotto.

Solo Batman poteva avere una “personalità di riserva” in caso di attacchi psicologici…

Non sono esattamente famoso per avere fiuto nell’anticipare le tendenze, ma con il manga Naruto ci ho visto giusto fin da subito: mi è piaciuto dal primo volumetto e da allora non ha mai smesso di piacermi.  Lo stile del fumetto è paragonabile ad un altra pietra miliare della storia dei manga: Dragon Ball di Akira Toriyama, anche se devo dire che, man mano che il fumetto avanza, si fa sempre più bello ed intrigante e, secondo me, ha già superato DB. Ciò che lo rende particolarmente bello è sicuramente l’ottima caratterizzazione dei personaggi – sia dei principali che dei comprimari – ed inoltre lo svolgersi della trama che non è lineare ma di taglio piuttosto cinematografico.
Dragon Ball, in fondo, aveva una trama lineare e piuttosto ripetitiva, mentre il disegno era molto “tecnico”, lo stesso Toriyama ha ammesso di aver cominciato a disegnare con più cura i personaggi studiando l’anatomia solo molto avanti nella realizzazione del fumetto: stiamo comunque sempre parlando di un capolavoro dei manga, e i vari One Piece e lo stesso Naruto ne sono chiaramente ispirati per molti aspetti. La differenza principale nel disegno, oltre al design originale dei personaggi, sono gli sfondi e le ambientazioni, che si adattano perfettamente alla trama e alle situazioni – DB è sempre stato piuttosto “piatto” da questo punto di vista.
Stiamo ovviamente parlando di due manga disegnati, pensati e realizzati in due momenti molto distanti tra di loro nel tempo, per cui fare dei raffronti diventa anche piuttosto difficile!
Analizzando il messaggio che invece vuol lanciarci l’autore è evidente che la morale di fondo di Dragon Ball è che non importa quanto tu sia forte, solo con la forza dell’amicizia e con il duro lavoro (concetto tipico della cultura giapponese e presente in molti manga) si riescono ad ottenere dei risultati sorprendenti, quasi impossibili, mentre per Naruto, per quanto il manga sia ancora in evoluzione, si può dire che, partendo dallo stesso assioma, l’autore ci vuole anche spiegare che non è il nostro retaggio o le nostre capacità che ci rendono buoni o cattivi, ma come ne facciamo uso nella vita.

Nonostante il manga italiano abbia raggiunto la produzione giapponese e quindi arrivi tra le mie mani col contagocce, spero che continui a lungo perché non mi sono ancora per niente annoiato con le storie di Naruto, Sasuke, ecc.

p.s. e speriamo che prima o poi ritorni il mio personaggio preferito.. Gaara della Sabbia!

C’è una sonora differenza tra la crisi e la percezione di crisi: la crisi si ha quando una serie di fattori reali concorrono a diminuire il denaro in circolo (grossolanamente), mentre la percezione di crisi si ha quando l’ambiente mediatico che ci circonda, col quale considero anche il passaparola, vanno a creare gli stessi effetti di una crisi. Come si può vedere, il risultato finale è lo stesso, con la differenza che la crisi è generalizzata ed è REALE, mentre la percezione di crisi è una situazione che, partendo da alcuni fatti realmente accaduti o da una vera crisi, porta a qualcosa di simile ma di gran vantaggio per alcuni soggetti, i grandi investitori, perlopiù. Insomma, a qualcuno fa sempre comodo che i consumatori pensino di essere in una crisi, perché chi è più in alto nella piramide economica può tirare il collo a chi sta più in basso di lui costringendolo a sottostare a prezzi immorali per realizzare maggiori guadagni.

Lo so, sembra un po’ complottista, come teoria, però a me sembra plausibile.

L’obiezione che si può fare è che anche i grandi investitori patiscono la crisi Leggi il seguito di questo post »

Nathan Never

Nathan Never

Qui ho detto che non ricordo qual è stato il primo fumetto che ho comprato, ed ero sicuro che fosse un manga. Beh, ho detto una minchiata :-) in realtà il primo fumetto che ho comprato è stato il numero 38 di Nathan Never, lo ricordo bene (adesso), uno di quelli con ancora le mitiche copertine di Claudio Castellini (ogni numero era una gara tra chi trovava prima dove avesse nascosto la firma); poi lo presi regolarmente, arretrati compresi, fino al numero 140 e qualcosa. A quel punto realizzai che il personaggio non sarebbe mai andato da nessuna parte, così come non va mai da nessuna parte qualunque personaggio Bonelli: Tex è come era nel 1948, e ben poche modifiche sono permesse nella continuity, infatti i pilastri della narrazione Bonelli sono:

  • nessun personaggio principale muore, si sposa, si fidanza per un lungo periodo, invecchia o ha dei figli
  • le storie – tranne poche eccezioni – devono essere tutte autoconclusive
  • non è permessa nessuna innovazione che modifichi il personaggio

Sono assiomi che si potrebbero tranquillamente applicare anche alle produzioni di comics, anche se le libertà narrative che si possono prendere alla Marvel o alla DC Comics sono ben più ampie – la DC Comics è decisamente la più permissiva in merito. Penso che la gran parte delle persone che acquistano Bonelli oramai lo facciano per abitudine o per non interrompere la collezione, io stesso ebbi molti dubbi prima di abbandonare NN e Brendon, però quando tutto diventa prevedibile, non c’è più gusto nel leggere una storia… spesso e volentieri mi chiedo: ma NN è un fumetto di fantascienza, ci si può inventare di tutto, ma Tex, cosa c’avrà ancora da raccontare del vecchio West, dopo più di 50 anni? Fra un po’ l’epopea del West è durata di meno della durata del fumetto :-D
La soluzione penso di averla Leggi il seguito di questo post »

Daredevil

Daredevil

La Marvel ha costruito il proprio parco supereroistico su due assiomi principali:

- supereroi con superproblemi
- da grandi poteri derivano grandi responsabilità

e il nostro Diavoletto non fa eccezione.

Matt Murdock, avvocato, quando da bambino si butta in mezzo alla strada per salvare un vecchietto che stava per essere asfaltato da un camion,  viene colpito al volto dal materiale radioattivo (ma và?!) che quest’ultimo trasportava, diventando quindi cieco ma sviluppando allo stesso tempo il “senso radar”, che gli permette di percepire il mondo che lo circonda, e un notevole affinamento degli altri sensi rimasti. Diventato esperto di arti marziali, il nostro scavezzacollo (Daredevil vuol dire più o meno questo in inglese) si batte la notte per difendere il quartiere di Hell’s Kitchen (diavoli e inferno ^_^), mentre di giorno fa lo stesso in tribunale, insieme all’amico e socio “Foggy” Nelson.

Tralasciando la vita del Diavolo, (di cui potete trovare una versione completissima qui), andiamo ad analizzare più a fondo questo personaggio un po’ atipico nell’universo Marvel: è infatti un supereroe crudo e violento, che risolve le questioni Leggi il seguito di questo post »

Ciò che piace del Cavaliere Oscuro non è la sua umanità. Batman è sì privo di poteri, ma ciò non lo mette allo stesso piano dell’uomo della strada: di fatto è un miliardario che non ha lavorato un giorno della sua vita – avendo ereditato tutto – e di certo personaggi come Spiderman (il ragazzo sfigato) o Devil (lo sfigato e basta) hanno sì poteri sorprendenti ma sono molto più “terra terra” e vicini all’umanità dell’Uomo Pipistrello.

Batman non è niente di tutto ciò, non è uno sfigato, anzi, è uno che potrebbe spendere gran parte della sua giornata a bamba e mignotte senza neanche avere il problema di alzarsi dal letto. E non è neanche la sua dedizione alla giustizia, che ce lo fa piacere, perché è uno di quegli stakanovisti scontrosi che pensano solo al lavoro e se ne fregano bellamente del resto, ti fanno sempre sentire un inetto, al confronto: sono più intelligenti, ci arrivano prima, ci arrivano meglio e  anticipano ogni tua mossa. Decisamente un uomo con queste qualità è ben più alieno di Superman e superdotato di qualsiasi altro supereroe.

L’Uomo Pipistrello invece ci piace – e qui lo dico e qui lo nego – perché è quello che noi vorremmo essere quando qualcuno ci fa del male: Batman ti terrorizza, ti insegue fino alla fine del mondo e poi ti ficca anche un paio di legnate, giusto per gradire. Batman è il nostro pensiero verso il collega che ci rende la vita impossibile, Batman è quello che vorremmo essere quando ti rapinano per strada, Batman è il solo e unico desiderio che ci sovviene quando vediamo gli stupratori della Caffarella o un pedofilo. E poi passeremmo tutto di mano al Punitore ;-)

Ma il Cavaliere Oscuro non è solo questo, è anche l’uomo che persegue qualcosa più grande di lui e che, per questo, sacrifica tutto ciò che c’è di bello nella vita, negandosi l’amore di una donna o di un figlio: il Pipistrello è l’uomo Leggi il seguito di questo post »

Alex Ross, nato a Portland il 22 gennaio 1970, è IMHO uno dei migliori artisti del fumetto degli ultimi 10 anni. Il suo stile è incofondibile, si riesce a riconoscere una sua copertina a colpo d’occhio: ciò che lo rende unico è lo stile un po’ retrò dei suoi personaggi, come se fossero rimasti  fossilizzati negli anni ’50, il realismo e la tecnica di rappresentazione, per la quale ogni tavola è come se fosse un quadro. Ross ha più volte affermato di ricorrere ad amici come modelli per i personaggi dei suoi fumetti, per poi rendere il tutto con una tecnica pittorica impressionante.

Un’altro particolare inconfondibile del tratto di Alex Ross sono le pose plastiche che assumono i suoi personaggi: i suoi Superman o Batman sono quasi delle possenti divinità, mentre Wonder Woman è splendida nella sua algida bellezza.

Per i meno esperti, Ross è anche il disegnatore delle quindici tavole con cui inizia Spiderman 2, ed ha collaborato con Raimi per il design dei personaggi.

Se volete gustarvi qualcosa di Ross dove accaparrarvi Kingdom Come (per cui ha preso un Eisner), la miniserie Justice o Marvels. Consiglio di farsi un giro sul suo sito, in cui vende le sue tavole originali e, se non sbaglio, il ricavato va in beneficenza.

Per ulteriori informazioni su questo grande artista e le sue opere rimando alla sua pagina su Wikipedia.

La collera dell’uomo eccellente dura un momento, quella del mediocre dura due ore, quella dell’uomo volgare un giorno e una notte, quella del malvagio non cessa mai (Subhashitarnava Sentenze singalesi, XVII sec.).

La rabbia.. brutta cosa la rabbia.

La senti montare, ti contorce le budella e ti raggruma i nervi del collo, ma non è questo il suo lato peggiore: non è la rabbia, né la sua esistenza, né la sua manifestazione il vero male, ma quando non trova un veicolo per uscire, quando ti si annida dentro, per ore, per giorni, per mesi e per anni, quando diventa un’abitudine che non ti riesci a scrollare di dosso. Allora la rabbia diventa un nemico silenzioso, con cui impari a convivere, che però è un amico falso e bugiardo, ti illude con le fantasie, ti tortura con gli “avrei dovuto dire ” e gli “avrei dovuto fare”, ma non se ne va più, il collo ti diventa di pietra, la schiena ti si incurva, il mattino non è più sereno, né la sera porta consiglio e riposo.

Il dramma di questo secolo è la rabbia oppressa della società cosiddetta “civile”, senza una via per poterla incanalare, con il solo risultato che si accumula nelle pieghe della veglia, come un cancro ti mangia da dentro e piano piano ti divora la vita.

Dovremmo diventare tutti rozzi guerrieri assassini? Non è questo il fine, il fine è impedire agli altri di calpestarci dentro e di sopraffarci, ma in che modo? Difficile a dirsi, non credo che il controllo sia necessariamente una soluzione, come non credo che lo sfogo sia sempre e comunque indispensabile.. alla fine sta forse tutto nell’equilibrio, nel saper ridimensionare la bestia che abbiamo dentro e non reprimerla ma addomesticarla con l’intelligenza e lo sforzo di mettersi nei panni degli altri, senza per questo cedere sempre ad ogni sopruso. Perché alla fine la vita in società è una guerra, sta a noi decidere che ruolo giocare.

Comunque se qualcuno di voi sa come lavorarci su, accetto consigli. Predico male e razzolo peggio.

Non preoccupatevi per il titolo, è solamente la frase che sento più spesso dire al mio taciturno collega, e che rappresenta bene la nostra situazione lavorativa. Ok, partiamo dal presupposto che ci pagano bene, di più di tante altre persone che fanno il nostro stesso lavoro, che siamo a tempo indeterminato, e che abbiamo alcuni benefits come l’automobile 24/24 e il cellulare: è indiscutibile che questo genere di cose, con la crisi che c’è in giro, siano assolutamente positive. Però la domanda che mi pongo io è: cosa si è disposti a fare, ma soprattutto a rinunciare, per un discreto benessere economico? Discreto sì, non sto parlando di 5000€ al mese, sto parlando di qualcosa che sfiora i 1800. A forfait. Senza orari di lavoro. A volte, fin troppo spesso, senza sabati o domeniche di mezzo.

E’ davvero questo ciò che siamo chiamati a rinunciare per poter lavorare? Che si freghino -senza alcun diritto- una settimana di ferie all’anno, che viene segnata ma non faccio?

Sulla carta è tutto rosa e fiori: entri quando vuoi, esci quando vuoi, non c’è bisogno di segnare permesso per un’oretta che devi andare a fare una commissione, poi però ti accorgi che se esci prima delle 19 ti guardano storto, e se ti fai vedere dopo le 8:15 al mattino sei un fancazzista.. e che “il sabato mattina si viene quando c’è bisogno” è diventato “il sabato mattina è lavorativo“. Perché? Cioè, se vengo 4 ore al sabato mattina a cazzeggiare è meglio che se me ne sto a casa a fare qualcosa di utile? E poi, visto che è lavorativo, come mai in busta paga c’è scritto “riposo settimanale”?

Queste cose mi indispongono non poco, senza considerare il fatto che Leggi il seguito di questo post »

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